23
Giu
2021
Infografiche

Le nuove rotte strategiche, ma non alternative a Suez

L’incidente della Ever Given ha evidenziato la sensibilità per i rischi di blocco di Suez e potenzialmente di tutti gli altri chokepoint.

Sono bastati 6 giorni (in totale 11 per il ritorno alla normalità) e 422 navi ferme agli imbocchi del Canale per sollevare dibattiti su tanti temi come il gigantismo navale o la ricerca di rotte alternative, così come sono nate problematiche come la congestione dei porti, il rialzo del prezzo del petrolio e dei noli.

La rotta africana del Capo di Buona Speranza (già utilizzata nel periodo della pandemia) porta a percorrere le rotte strategiche per il Mediterraneo e per il Nord-Europa con 7-10 giorni di navigazione in più, obbligando i vettori a sostenere i relativi costi in termini di carburante, bunkeraggio e ritardi nei tempi di consegna delle merci. Non è dunque una scelta preferenziale per diversi motivi: comporta maggiori emissioni di CO2; più costi per gli armatori; più domanda di petrolio, cosa che influenza il prezzo facendolo lievitare; un allungamento dei tempi di viaggio; con tutto ciò che ne consegue in termini di maggiori criticità soprattutto nelle spedizioni container per maggiori transit time, sbilanciamento degli equipment e imminenti blank sailing.

La Rotta Artica potrebbe in futuro sopperire ad alcune esigenze ma è una direttrice ancora poco sviluppata e prevalentemente stagionale, seppur in fase di grande crescita. Vede il forte interesse della Russia ed andrebbe monitorata come new competitor di Suez.

La concitazione dei giorni di blocco aveva inoltre orientato l’attenzione degli spedizionieri verso i trasporti aerei e ferroviari, soprattutto per i carichi time sensitive. Sempre più vettori marittimi si stanno infatti organizzando per offrire soluzioni via terra per il trasporto delle merci containerizzate fra Asia ed Europa; questo la dice lunga sia sull’integrazione verticale dei global carrier, sia sull’intenzione di diversificare le catene distributive mitigando così i potenziali rischi di stop, come nel caso del blocco di Suez.

Ma l’assenza di vere alternative rende Suez uno snodo doppiamente strategico.

 

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