L’analisi mette in luce un’Italia culturalmente vitale: nel 2024 i musei e siti archeologici statali hanno accolto oltre 60,8 milioni di visitatori, generando 382 milioni di euro di introiti. Tuttavia, il Mezzogiorno – pur ospitando circa il 40% dei musei italiani – concentra solo il 14% degli introiti e poco più del 13% dei visitatori. La Campania emerge come regione trainante, con 26 musei e 33 aree archeologiche, seguita da Puglia e Calabria. Il patrimonio culturale meridionale, vasto e diffuso, custodisce potenzialità enormi ma ancora inespresse, a fronte di criticità legate a fruizione, accessibilità e infrastrutture. Eppure, proprio dal Sud arriva un segnale importante: gli 88 siti archeologici localizzati nell’area hanno attratto 8,6 milioni di visitatori e generato 65,8 milioni di euro, più della metà degli introiti nazionali del comparto.
Accanto ai numeri, il rapporto riflette sul concetto di welfare culturale e affronta il tema dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati. Il Rapporto raccoglie anche cinque esperienze emblematiche di innovazione e partecipazione nel Mezzogiorno: il Museo Diffuso dei 5 Sensi di Sciacca, le Catacombe di Napoli, la piattaforma digitale CartApulia, la Biblioteca di Aversa e i Palmenti rupestri di Ardauli in Sardegna. Tutti esempi che dimostrano come la cultura, quando è condivisa e co-progettata, può diventare una leva di inclusione, lavoro e sviluppo locale, capace di ridurre le disuguaglianze e rafforzare l’identità collettiva.
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