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Gen
2021
Comunicati Stampa

Si presenta oggi il Rapporto Finanza Territoriale 2021

Regioni e territori, dall’emergenza sanitaria al PNRR


Roma, 10 dicembre 2021 - Si presenta oggi venerdì 10 dicembre alle ore 15.00 il Rapporto 2021 “LA FINANZA TERRITORIALE” in Italia. Il lavoro nasce dalla partnership di sette istituti regionali di ricerca socioeconomica: IRES Piemonte, IRPET Toscana, SRM (Centro studi collegato ad Intesa Sanpaolo), Polis Lombardia, Ipres Puglia, Liguria Ricerche e Agenzia Umbria Ricerche.

L’evento di presentazione si svolge in diretta dalla sede del CNEL a Roma ed è realizzato con il patrocinio di Agenzia della Coesione Territoriale, AISRe (Associazione Italiana di Scienze Regionali), SIEP (Società Italiana di Economia Pubblica) e Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Il Rapporto esamina, con cadenza annuale, l’andamento della congiuntura economica, finanziaria e normativa e le relative ripercussioni sugli assetti della finanza territoriale. La parte monografica del volume è dedicata, ogni anno, all’approfondimento di specifici temi di interesse.

Il tema al centro del Rapporto Finanza Territoriale 2021 riguarda le “Regioni in epoca Covid”. La crisi pandemica ha, per certi versi, contribuito a rendere più visibili alcune problematiche che il nostro Paese aveva già da tempo necessità di risolvere, quali il riassetto dei rapporti tra Amministrazioni centrali e decentrate e le disparità territoriali nella garanzia dei servizi essenziali per i cittadini. Ci si sofferma sui processi di riforma e di razionalizzazione che, nel post-pandemia, saranno indispensabili, anche per un efficace utilizzo dei fondi del PNRR. I processi di transizione “verde” e “digitale” non potranno prescindere, nel nostro Paese, da un’opportuna considerazione delle tendenze demografiche e dei divari territoriali, che sono non solo infrastrutturali e di produttività, ma anche relativi al livello dei servizi essenziali: sanità, scuola, Welfare e trasporti.

Il convegno, moderato da Gianni Trovati, prende il via con i saluti istituzionali di Roberto Venneri (Segretario Generale della Presidenza della Regione Puglia) e con un’introduzione a cura di Alessia Grillo (Conferenza delle Regioni) e Rosella Levaggi (Università degli studi di Brescia e SIEP).

Il programma prevede una prima sessione di presentazione del Rapporto con tre interventi. La prima relazione di Patrizia Lattarulo (IRPET) si sofferma su “La gestione multilivello dell’emergenza sanitaria Covid-19”; la seconda di Salvio Capasso (SRM) affronta il tema “PNRR, progetti e risorse per il Mezzogiorno”; l’ultimo intervento, di Antonio Dal Bianco (Polis Lombardia) è dedicato al tema “Sussidi ambientali regionali”.

Segue poi una seconda sessione con gli interventi dei due Referee del Rapporto, Agnese Sacchi (Università degli Studi di Urbino) e Paolo Liberati (Università degli studi Roma Tre). Le conclusioni sono affidate ad Alberto Zanardi (Ufficio Parlamentare di Bilancio - UPB).

 

SINTESI DEL RAPPORTO

La crisi sanitaria ha contribuito a rendere più visibili alcune problematiche che il nostro Paese aveva già da tempo necessità di risolvere, quali: il riassetto dei rapporti tra Amministrazioni centrali e decentrate e le disparità territoriali nella garanzia dei servizi essenziali per i cittadini.

La parte congiunturale del Rapporto analizza e interpreta i primi effetti prodotti sulla finanza pubblica dalla crisi sanitaria, che sono in larga parte destinati a perdurare. Il futuro dei sistemi di finanza territoriale, dopo la pandemia, dipenderà fortemente dal consolidamento di un equilibrio tra spesa sanitaria e modalità del suo finanziamento, ovvero, in primo luogo, dal completamento del lento processo di standardizzazione del fabbisogno sanitario.

La parte monografica si sofferma sui processi di riforma e di razionalizzazione che, nel post-pandemia, saranno indispensabili anche per un efficace utilizzo dei fondi del PNRR. i processi di transizione ‘verde’ e ‘digitale’ non potranno prescindere, nel nostro Paese, da un’opportuna considerazione dei trend demografici e dei divari territoriali, che sono infrastrutturali e di produttività, ma anche relativi al livello dei servizi essenziali: sanità, scuola, Welfare e trasporti.

  • La crisi pandemica legata al Covid-19 vissuta nell’ultimo anno ha colpito in modo asimmetrico i territori e le conseguenze economiche e sociali che ne sono derivate hanno coinvolto tutti i livelli di governo, soprattutto quelli più vicini ai cittadini, che si sono trovati a fronteggiare con interventi rapidi e capillari un’emergenza su più fronti.
  • Le entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa delle Regioni sono diminuite, nel primo semestre 2021, del 2% rispetto al primo semestre 2019. La contrazione ha riguardato, in particolare, l’Irap, ed il gettito IVA. Tale tendenza non è stata omogenea su tutto il territorio nazionale, ma ha interessato in modo più rilevante le regioni nord-occidentali, dove, in media, le riscossioni tributarie nel 2021 si sono ridotte del 12% rispetto al 2019.
  • Durante la crisi sanitaria, i Comuni sono intervenuti su molti piani, ma, a fronte di nuove spese, si è registrata una riduzione delle entrate: -2,9 miliardi di euro nei primi 6 mesi del 2021 rispetto al 2019. A supporto delle azioni messe in campo dai Comuni, il Governo ha agito con misure che hanno riguardato il ristoro delle minori entrate - come quelle connesse all’imposta di soggiorno (-80%) - e il sostegno delle maggiori spese.
  • La promessa riforma dei valori catastali, a parità di gettito, porterebbe ad una ricomposizione dei prelievi a vantaggio delle abitazioni di nuova edificazione, spesso collocate in aree periferiche, rispetto agli immobili in località storiche, quasi sempre di alto pregio. Invece, la riformulazione dell’addizionale all’Irpef come una sovraimposta al gettito Irpef potrebbe in futuro non garantire al 50% degli enti un gettito equivalente a quello attuale: tra questi alcuni capoluoghi regionali, che potrebbero registrare perdite fino a 44 milioni di euro come nel caso di Roma.
  • Sul fronte degli investimenti locali, in attesa del Recovery Plan, nei primi mesi del 2021, nonostante la pandemia, la spesa in conto capitale dei Comuni è cresciuta del 19% rispetto ai primi 6 mesi del 2019, con un contributo delle regioni meridionali pari al 32% della spesa complessiva (rispettivamente di 1,7 miliardi e 5,4 miliardi).
  • La pandemia ha permesso di gettare una luce su due aspetti fondamentali che dovranno guidare le politiche in ambito sanitario nel prossimo futuro: l’ammontare delle risorse e i modelli di governance. Dal lato delle risorse l’emergenza ha iniziato a supplire alle sotto-dotazioni attuali; dal lato della governance, si è evidenziata la necessità di modelli virtuosi che migliorino e incrementino la capacità di dialogo tra i livelli di governo.
  • La pandemia, infatti, non solo ha prodotto effetti asimmetrici in base alle aree di contagio, ma ha anche portato allo sviluppo di risposte differenti in base all’organizzazione territoriale del sistema socio-economico e sanitario. Nel post-pandemia sarà necessario garantire al comparto sanitario maggiori risorse: se è vero che la dotazione organica è cresciuta e del 21% nei medici e del 13% negli infermieri, allo stesso modo, l’aumento previsto delle terapie intensive si è fermato all’attivazione del 26% dei posti letto e, nella sanità territoriale, solo l’11,9% dei 9.600 infermieri di comunità ha preso servizio ad oggi. Ciò che si rende necessario, quindi, è rafforzare la rete tra istituzioni, per ridurre le asimmetrie informative e rendere più efficaci e condivisi i processi decisionali e di implementazione, in vista degli oltre 15 miliardi previsti dal PNRR per la Missione Salute.
  • L’emergenza sanitaria ha, quindi, riportato all’attenzione il tema dei rapporti tra centro e territori e, accanto a questo, il tema delle disparità territoriali nella garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni. Attraverso gli obiettivi di servizio, individuati dal DPCM del 1° luglio 2021 in base alla forbice tra il Fabbisogno Standard Monetario (FSM) e la spesa storica, si è quantificato il deficit di risorse da colmare affinché possano essere livellate le disuguaglianze che, storicamente, caratterizzano l’offerta dei servizi sociali lungo la penisola. Dall’analisi emerge che i Comuni con spesa inferiore al FSM sono circa il 50% del totale, con punte superiori al 70% nelle Regioni meridionali e vicine al 75% nel gruppo degli Enti sotto i 2000 abitanti. L’analisi quantitativa degli obiettivi di servizio introdotti, tuttavia, ha segnalato una parziale capacità di questi ultimi di ridurre le disuguaglianze territoriali, principalmente a causa della mancata definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni.
  • Nell’ambito dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, gli Enti territoriali avranno un ruolo importante perché si concretizzi una ripresa strutturale, sostenibile e durevole dell’economia nazionale. Proprio per tale motivo, al Mezzogiorno spetteranno risorse per circa 80 miliardi di euro da utilizzare nell’arco dei prossimi 5 anni, in complementarità con la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 e con il programma React-EU. Grandi sono le attese per i prossimi anni: si stima una crescita del Pil meridionale del 24% circa rispetto al valore assoluto del 2020 e contro un +16% medio a livello nazionale. Nel 2026 il Mezzogiorno potrebbe, quindi, registrare quasi 84 miliardi di euro di Pil aggiuntivo (con una crescita della sua rappresentatività di 1,5 punto percentuale rispetto al dato attuale), ricchezza a cui andrebbe sommata la capacità moltiplicativa dell’accresciuta produttività e della maggior capacità dell’area – e del Paese - di sostenere la competitività.
  • Tra le preoccupazioni ricorrenti nella letteratura specialistica e tra i policy-makers europei, vi è quella relativa alla capacità del nostro Paese di assorbire nei tempi prestabiliti e con efficacia elevati quantitativi di risorse. Ciò è particolarmente vero per i fondi di coesione europei e si teme che la stessa lentezza possa pregiudicare anche l’implementazione dei progetti del PNRR. Utilizzando le informazioni relative ai progetti finanziati con i fondi di coesione contenute nel portale OpenCoesione, relative al ciclo di programmazione 2007-2013, sono state ricostruite alcune delle principali evidenze sulla bassa capacità di assorbimento delle risorse europee nelle Regioni italiane. Si stima che le risorse complessive erogate nel biennio 2015-2016 siano state il 24% del totale circa.
  • Riforme e risorse potrebbero quindi non essere - da sole - sufficienti a garantire gli obiettivi di sviluppo e resilienza. Serve implementare investimenti che da un lato migliorino la produttività del sistema socio economico e produttivo e dall’altro favoriscano la crescita qualitativa e quantitativa delle risorse umane e finanziarie degli enti territoriali. Il PNRR (e non solo) avrà successo non tanto e non solo per la quantità di risorse che si metteranno o in campo, quanto per la capacità che avrà di trasformare l’ecosistema produttivo del Paese e del Mezzogiorno in particolare (Imprese, PA, Ricerca e formazione, capitale umano) per renderlo competitivo. Si tratta, quindi, di far emerge le potenzialità inespresse e utilizzarle come effetto leva per una maggior crescita dell’area. Bisogna acquisire una competitività di fattori che oggi manca ed il ruolo degli Enti locali è di primaria importanza: riforme, governance e qualità degli skills professionali nella Pubblica Amministrazione diventano strumenti essenziali affinché l’obiettivo sia raggiunto.

Scarica qui il volume La Finanza Territoriale 2021

Segui la diretta del webinar di presentazione (ore 15-18)

 

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