22
Lug
2022
Comunicati Stampa

SRM ha presentato il volume “Il tessuto manifatturiero del Mezzogiorno”

IL MEZZOGIORNO SETTIMA REALTA’ INDUSTRIALE D’EUROPA CON 92MILA IMPRESE. UN EURO INVESTITO IN MANIFATTURA DEL SUD HA IMPATTO DI 5 EURO

SRM ha presentato il volume “Il tessuto manifatturiero del Mezzogiorno”. A disposizione risorse per oltre 200 miliardi di euro da investire entro il 2030 per Ricerca e Formazione, Digitalizzazione, Logistica e Sostenibilità. 

Bari, 22 luglio 2022 - SRM (Centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) presenta - in collaborazione con il CESDIM - presso l’Aula Magna dell’Università di Bari il nono volume della collana un “SUD CHE INNOVA E PRODUCE”, intitolato Il tessuto manifatturiero del Mezzogiorno. Potenzialità economiche, dinamiche produttive e strategie di filiera.

Si tratta di un lavoro di ricerca in cui viene tracciato un ampio quadro del tessuto industriale dell’Italia meridionale guardando non solo ai principali dati che lo contraddistinguono, ma anche a quelle leve “esterne” che ne determinano il funzionamento, quali l’innovazione, la sostenibilità, le filiere di fornitura ed ancora il tessuto logistico di riferimento. Tutti elementi che formano un unicum con l’Industria, in una visione multidimensionale, ed a cui è vitale assicurare le competenze (Formazione e Ricerca) per favorirne lo sviluppo.

Il Mezzogiorno ha una propria anima industriale alla cui base c’è una presenza industriale non trascurabile che contribuisce alla competitività del Paese, dove le eccellenze sono spesso nascoste nelle medie numeriche. Ma un’osservazione più accurata della realtà può mostrare tutti i tasselli di un puzzle complesso. Alcuni dati lo possono dimostrare:

  • Sono 91.969 le imprese manifatturiere meridionali, un quarto delle 367.358 imprese italiane. Il Mezzogiorno è settimo nel ranking europeo per numerosità di imprese manifatturiere, tra Spagna (168.689) e Slovacchia (77.085).
  • Un tessuto imprenditoriale composto non solo da PMI. Con l’Osservatorio Cesdim si sono evidenziate ed analizzate circa 250 grandi imprese (con oltre 50 mln € di fatturato/valore della produzione). Nel Sud, sono ad esempio collocate le tre maggiori fabbriche italiane per numero di occupati.
  • Nell’Italia meridionale sono inoltre presenti produzioni di grande rilievo nazionale. Oltre il 50% dei laminati piani grazie al Siderurgico di Taranto, il 68,6% della capacità di raffinazione petrolifera italiana, oltre la metà delle auto e della totalità di veicoli commerciali leggeri, gran parte dell’energia generata da fonte eolica nei grandi parchi di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna; pale eoliche per aerogeneratori di grande potenza; macinazione di grani duri e teneri in vari molini; paste alimentari con gli impianti di player; conserve di pomodori e legumi; divani e poltrone imbottiti in pelle.
  • La filiera industriale meridionale risulta, inoltre, fortemente interconnessa con il resto del Paese. L’export interregionale supera quello estero: per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge 1,3 destinato al resto del Paese. Ne deriva un importante effetto moltiplicativo: investire 100 euro nel settore manifatturiero meridionale genera un notevole impatto economico sul Paese pari a 493 € (di cui 315 € fuori della regione di investimento) a fronte del dato medio nazionale di 375 €.

Le imprese industriali devono oggi, però, confrontarsi con importanti sfide che plasmeranno il futuro contesto competitivo. Almeno tre sono quelle più rilevanti: Sostenibilità, Questione Energetica, Equilibri geoeconomici

  • La prima sfida riguarda la sostenibilità. La nuova vision europea individua nella transizione ecologica, sostenibile ed ambientale un tema centrale per lo sviluppo economico e ci punta con forza e decisione. Il Mezzogiorno ha le potenzialità e le caratteristiche produttive per affrontare la sfida e contribuire da protagonista al successo del Paese. I dati lo confermano:
    • La filiera bioeconomica meridionale vale 24,9 mld € e con circa 715 mila addetti rappresenta rispettivamente il 24,1% ed il 35,5% del dato nazionale. Il Sud  rappresenta il 12% del VA (Valore Aggiunto) ed il 17% degli addetti della manifattura italiana.
    • Nel Mezzogiorno l’impronta bioeconomica è inoltre maggiore della media nazionale: il peso del VA della bioeconomia sul totale dell’Economia del territorio è del 7% contro il 6,4% dell’Italia.
  • La seconda sfida, è quella della questione energetica, divenuta anch’essa di stringente necessità. Il Sud può rappresentare una possibile e concreta soluzione innanzitutto perché è un hub green ed energetico capace di produrre con i suoi impianti il 52% di Eolico, Solare e Bioenergie del Paese. Inoltre, il Mezzogiorno è la porta d’ingresso di flussi energetici provenienti dal Nord Africa (Gasdotti Transmed, Greenstream). Dall’area caspica approda in Puglia il Tap.
  • Infine, l’ultima sfida interessa i nuovi equilibri geoeconomici che determinano una sempre maggiore centralità del Mediterraneo e quindi nuove opportunità che l’industria meridionale può sfruttare. Porti, Shipping e Logistica del Sud sono una risorsa essenziale per l’economia italiana e per il posizionamento geo-economico del Mezzogiorno (4.600 sono le imprese dello shipping nel Sud) in quanto consentono lo sviluppo delle interconnessioni industriali. Il VA generato dall’Economia del Mare al Sud è di 15,6 mld € (30% dell’Italia).

Ovviamente, la presenza dell’industria manifatturiera nel Mezzogiorno è una condizione necessaria per la competitività ma non basta. Sono ancora molti i nodi da sciogliere e le aree su cui investire. Sono almeno tre le dimensioni su cui dover agire, le 3 C dell’industria: Competenza, Connessione, Competizione

  • Attivare la Competenza attraverso Formazione e Ricerca.
    • Non mancano le criticità: al Sud la popolazione è mediamente meno istruita (il 46,1% degli adulti risulta poco istruito contro il 33,7% nel Centro-Nord), elevato è l’abbandono scolastico (16,6% al Sud contro il 10,4% del Centro-Nord) ed alta è l’incidenza dei NEET (32,2% al Sud sul totale della corrispondente popolazione contro il 17,8% del Centro-Nord.
    • Ma il Mezzogiorno ha tutte le potenzialità per veder crescere il loro ecosistema innovativo: al ruolo di Università (in particolare 18 Università con dipartimenti nelle aree scientifico-ingegneristiche) e Spin Off (oltre 260) si affianca quello degli ITS che partecipano alla creazione di una formazione professionale qualificata.
  • Alimentare la Connessione Logistica e Digitale intesa come capacità del sistema di essere connesso dal punto di vista materiale e immateriale.
  • La competitività industriale è legata a doppio filo con la logistica. Nel panorama internazionale vince chi cura perfettamente entrambi gli aspetti! Uno strumento oggi a disposizione per favorire questo connubio è quello delle Zone Economiche Speciali (ZES), utile per attrarre nuovi investimenti che possano fortificare la struttura produttiva endogena del Mezzogiorno. Al Sud sono presenti 8 ZES delle quali 2 ZES interregionali, Adriatica (Puglia+Molise) e Ionica (Puglia+ Basilicata) in Puglia.
  • Strategico è poi il ruolo dell’innovazione, della digitalizzazione e del trasferimento tecnologico. Diversi sono i dati che evidenziano ancora le distanze del Mezzogiorno dall’Italia. Inferiore nell’area è la diffusione di imprese innovative, 48% rispetto al 56%, la spesa per innovazione per addetto, 6,4 mila € contro 9 mila € dell’Italia, la digitalizzazione (l’83,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha un livello “basso” o “molto basso” d’adozione dell’ICT, in Italia l’80%).
  • Occorre quindi liberare il grosso potenziale di innovazione che troppo spesso è sottoutilizzato. Vi è però una crescita costante di Start-up (dal 2019 ad oggi: +49% Sud, +41% Italia) e Pmi innovative (dal 2019 ad oggi: +103,4% Sud, +105,8% Italia) e alcuni esempi molto importanti di investimenti che incrociano competenze accademiche e attività imprenditoriali.
  • Accrescere la Competizione attraverso una presenza industriale strutturata e più “densa”.
    • Non mancano come detto aziende nel Mezzogiorno con performances eccellenti al pari di quelle del Centro-Nord. La differenza è sulla densità d’impresa e sulle dimensioni delle stesse. Occorre pertanto favorire gli investimenti produttivi ed infrastrutturali con l’obiettivo di attrarre nuove forze imprenditoriali, migliorare la produttività del tessuto economico e accrescere la competitività del tessuto imprenditoriale.
    • È importante anche sottolineare come, per i prossimi anni, il Mezzogiorno può contare su un’ingente mole di risorse per attuare scelte che ne traccino una nuova configurazione sulla scia dei nuovi paradigmi della sostenibilità e della digitalizzazione. Saranno, infatti, disponibili oltre 200 miliardi di euro (dei quali circa 80 mld derivanti dal PNRR e circa 50 miliardi dai Fondi strutturali) e le imprese del Mezzogiorno hanno un ruolo centrale per disegnare un processo di crescita strutturato e durature: devono agire con progettualità e concretezza e trasformare le aspettative in concrete realizzazioni.
    • In questo contesto un ruolo centrale lo assume il mondo della Finanza ed il Gruppo Intesa Sanpaolo è leader ed è fortemente impegnato in tutte le sfide. Può infatti contribuire, con la qualità delle risorse umane di cui dispone, dei propri prodotti e strutture ad accelerare i processi di crescita e dare sostegno non solo in termini di risorse finanziare ma anche e soprattutto in termini di progettualità e di dinamismo imprenditoriale.

Massimo Deandreis, direttore generale SRM. Con circa 92 mila imprese industriali, oltre 4.600 imprese della logistica portuale ed un tessuto produttivo fortemente interconnesso con il resto del Paese, il Mezzogiorno rappresenta – se fosse uno Stato - la settima realtà industriale in Europa. La nuova ricerca di SRM delinea quindi un Sud con un’anima produttiva importante, ma in cui le eccellenze sono spesso nascoste nelle medie numeriche. Le imprese oggi devono, però, confrontarsi con un contesto in rapido cambiamento, dove la sostenibilità dei prodotti e dei processi, l’impatto della transizione energetica e i nuovi equilibri geoeconomici avranno, più che in passato, un effetto diretto sulla capacità di fare impresa. Il Mezzogiorno, con i suoi punti di forza, può diventare un’area ad elevata competitività, ma occorre puntare con convinzione su quella parte di Sud che innova e produce e che in questo studio mettiamo in luce.

Alberto Pedroli, Direttore Regionale Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo. La ricerca di SRM certifica l’importanza e la forza del tessuto manifatturiero del Mezzogiorno e della Puglia in particolare. Intesa Sanpaolo è fortemente impegnata a fornire sostegno finanziario e supporto operativo alle imprese che rappresentano l’eccellenza dei nostri territori e che costituiscono l’asse portante per la ripartenza dl Mezzogiorno.

Federico Pirro, coordinatore scientifico del CESDIM. I settori trainanti dell’industria localizzata nel Mezzogiorno come siderurgia, automotive, aerospazio, petrolchimica (con estrazioni petrolifere e raffinazione), chimica di base, energia, Ict, farmaceutica, agroalimentare, tac, legno-mobilio, cartotecnica, costituiscono comparti strategici dell’intera industria nazionale. La maggiore quantità di autoveicoli in Italia si produce nel Mezzogiorno fra S.Nicola di Melfi, Pomigliano d’Arco e Atessa, il 68% della raffinazione petrolifera del Paese si realizza nelle 5 raffinerie del Sud, la maggiore quantità di laminati piani si realizza a Taranto, la quantità più elevata di energia da fonte eolica e fotovoltaica in Italia si genera in Puglia. Nelle regioni del Sud sono cresciuti inoltre player in vari comparti come automotive e agroalimentare di livello internazionale.

 

 

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Intesa Sanpaolo
stampa@intesasanpaolo.com

 

 

 

 

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